CDP, fondi pensione, investitori istituzionali e fondi specializzati possono, in astratto, contribuire con equity, co-investimenti o strumenti ibridi. Il dossier lega però l’eventuale presenza pubblica a condizioni precise: durata del capitale, R&S, export, tutela delle tecnologie, diversificazione dei clienti e rafforzamento della governance. Senza questi elementi, il rischio è socializzare il downside senza modificare la struttura industriale.
Il veicolo dovrebbe inoltre essere indipendente dal singolo committente. Compliance su export control e sicurezza, capacità di lavorare con più prime contractor e apertura a partnership europee sono condizioni essenziali per evitare che il consolidamento finanziario produca una nuova forma di dipendenza. Anche la governance deve distinguere chiaramente tra interesse dell’investitore, continuità industriale e requisiti strategici.
La politica pubblica non può riservare automaticamente appalti a un veicolo partecipato. Può però usare, nel rispetto delle regole applicabili, criteri di resilienza, sicurezza economica, innovazione e capacità industriale europea. La presenza pubblica è quindi giustificabile solo se aumenta capacità che il mercato, da solo, rischierebbe di non finanziare con sufficiente orizzonte.
Il capitale pubblico è utile quando aggiunge tempo, tecnologia e resilienza; non quando garantisce un’uscita privata senza condizioni industriali.