La distribuzione territoriale rende visibile la struttura a poli della filiera. Nell’unione EO/esplorazione, il Lazio conta 78 profili, la Lombardia 44, il Piemonte 29, la Campania 22, l’Emilia-Romagna 17, Puglia e Toscana 15, Veneto 14. Questi valori non equivalgono ad addetti né a stabilimenti, perché una stessa impresa può avere più presenze; servono piuttosto a individuare dove la riduzione o la crescita degli ordini può propagarsi nell’ecosistema. [R08–R10]

Le specializzazioni territoriali sono diverse. Il Piemonte combina habitat, strutture pressurizzate, processi speciali, robotica e operations; il Lazio concentra sistemi, integrazione, servizi, dati e funzioni direzionali. Lombardia, Abruzzo, Basilicata e Sardegna presidiano rispettivamente segmenti di avionica e calcolo, elettronica e centri operativi, downstream EO e comunicazioni deep-space. È una geografia funzionale, non soltanto amministrativa.

Bromo può modificare gli equilibri tra questi poli senza spostare immediatamente grandi quantità di personale. Una nuova vendor list, la centralizzazione di un competence centre o l’assegnazione di una product line possono cambiare i flussi di lavoro lungo l’intero territorio. Per questo la baseline dovrebbe incrociare sito, funzione, tecnologia e fornitori, evitando di ridurre l’analisi a un semplice confronto tra regioni.

La geografia industriale conta perché competenze e fornitori sono organizzati in poli funzionali: il workshare può ridisegnarli anche senza chiusure di siti.