La filiera collegata a Torino viene stimata nel dossier in un intervallo di 780–1.250 FTE-equivalenti. È una sensibilità modellistica, non un censimento nominativo e non va sommata ai dati societari. La composizione ipotizzata mostra però come il valore si distribuisca: 220–360 FTE in ingegneria e servizi tecnici, 180–300 in meccanica, strutture e processi, 100–170 in elettronica e avionica, 90–150 in software e dati, 90–145 in AIT, qualità e logistica, 100–125 in ricerca e altri servizi.
Ogni categoria reagisce in tempi diversi. Consulenza e servizi di ingegneria possono subire rapidamente il calo dei picchi; meccanica e strutture assorbono costi fissi e attrezzature dedicate; elettronica e avionica dipendono da vendor list e standard; software e dati sono esposti alla centralizzazione dei tool; AIT e logistica dipendono dalla saturazione delle cleanroom; ricerca e università risentono del rallentamento di R&S e cofinanziamento.
La stima va quindi trasformata in una mappa reale di procurement. Per validarla servono ordini, ore, dipendenza dal cliente, qualifica, backlog e sostituibilità per singolo fornitore. La vulnerabilità di Torino non si misura soltanto nel sito principale: una riduzione relativamente piccola del workshare può produrre effetti più rapidi su imprese specialistiche con pochi clienti.
La filiera torinese è un moltiplicatore di capacità ma anche di rischio: la baseline decisiva è quella degli ordini e delle dipendenze, non una semplice stima aggregata.