Il danno più plausibile non comincia con una serranda abbassata. Comincia con una decisione organizzativa: una product line o una gara vengono guidate da un sito estero. Seguono chief engineering, budget di R&S, software comune e relazione con il cliente. I nuovi work package si concentrano dove è collocata l'autorità; il procurement modifica vendor list e make-or-buy; il backlog storico nasconde temporaneamente il calo. Solo dopo emergono asset scarichi, blocco delle assunzioni, riduzione degli esterni e difficoltà di ricollocazione.
Torino è il caso più sensibile perché l'integrazione coincide con il completamento del Fabbricato 70 e con la transizione dai programmi Gateway alla domanda lunare e post-ISS. Se conserva product line, design authority e nuove offerte, F70 può sostenere crescita. Se conserva soprattutto strutture e AIT mentre architettura e cliente migrano verso Bremen, Stevenage o altri poli, il sito può continuare a produrre ma scendere nella gerarchia del valore.
Roma e L'Aquila sono esposte alla razionalizzazione di piattaforme, payload, elettronica e AIT; Gorgonzola alla concentrazione di ingegneria e software. Fucino, Telespazio, e-GEOS e Matera possono risentire della centralizzazione di digitale, operazioni e canali commerciali. ALTEC dipende sia dal carico torinese sia dalla distribuzione europea di operations e robotica. Le PMI possono essere colpite prima dei prime contractor, attraverso minori ordini, perdita di qualifica, lotti ridotti e condizioni finanziarie più dure.