Gli scenari sono stress test, non previsioni aziendali né probabilità. Nel modello nazionale, il downside moderato corrisponde a 105–325 FTE in meno rispetto al controfattuale e a 35–165 possibili uscite involontarie residue; lo scenario grave sale a 300–780 FTE e 165–550 uscite; quello estremo a 550–1.330 FTE e 330–1.060 uscite dirette e indirette, dopo le leve di assorbimento.
Per Torino, il caso grave combina una riduzione complessiva di 360–620 FTE-equivalenti fra sito e filiera con 50–140 possibili uscite dirette. Il caso estremo arriva a 680–1.120 FTE-equivalenti e 180–360 possibili uscite dirette. Le forchette includono anche crescita mancata e dipendono da turnover, mobilità, esterni, riqualificazione e nuovi ordini.
La sequenza conta più del numero finale. Prima delle uscite possono comparire posizioni non aperte, contratti esterni ridotti, turnover non sostituito, spostamenti interni e minori ordini alla filiera. La funzione dello stress test è dimensionare le protezioni necessarie per impedire che più trigger negativi si cumulino.
Le stime quantificano un rischio da prevenire; non sono annunci, probabilità o piani aziendali.