Le cinque asimmetrie descritte dal dossier sono altrettanti modi in cui un risultato apparentemente equilibrato può produrre effetti industriali squilibrati. La prima è tra capitale e workshare: una quota societaria non garantisce una quota equivalente di attività. La seconda è tra fabbrica e autorità: cleanroom e montaggio possono restare in Italia mentre architettura, software e relazione cliente migrano altrove.
La terza asimmetria riguarda ordine e margine: un sito può ricevere lavoro in subfornitura mentre fee di prime, IP e controllo commerciale vengono contabilizzati in un altro Paese. La quarta è temporale: il backlog protegge il breve termine, ma le nuove gare determinano il ciclo successivo. La quinta separa prime e filiera: un grande gruppo può compensare un calo tra Paesi e programmi; una PMI mono-cliente o mono-programma ha molta meno capacità di assorbimento.
Queste asimmetrie spiegano perché una baseline puramente occupazionale sarebbe insufficiente. Il controllo deve confrontare capitale, responsabilità, margini, backlog nuovo e dipendenza dei fornitori. Solo così l’integrazione può essere valutata sulla sostanza industriale e non sulla stabilità apparente dei primi anni.
L’equilibrio societario non coincide automaticamente con l’equilibrio industriale: le cinque asimmetrie mostrano dove il valore può spostarsi senza essere immediatamente visibile.